Approfondimento: tempo di scatto

Come abbiamo visto precedentemente, l’esposizione di una fotografia è determinata principalmente da due elementi, l’apertura e il tempo di scatto (o di posa, o di esposizione). Ma cosa ci induce a variare un parametro invece dell’altro? Che influenza hanno apertura e tempo sul risultato finale?

Il tempo di scatto


Questo parametro ci consente di determinare quanto a lungo tenere aperto l’otturatore per far arrivare la luce al sensore, e solitamente è un valore che viene impostato tenendo conto di tre parametri:

  • quanto è luminosa la scena: meno luce è presente nel mio soggetto, più tempo ci vorrà affinchè la macchina fotografica riceva una luce sufficiente
  • quanto si muove il mio soggetto: se devo fotografare soggetti che si muovono rapidamente dovrò tenere un tempo di scatto molto rapido, altrimenti si rischia di avere fotografie mosse
  • quanto è “lunga” la lente che sto usando: I teleobiettivi, inquadrando porzioni di scena molto ristrette, risentono molto del movimento fisico del fotografo, e necessitano quindi di tempi di esposizione molto rapidi. Una buona regola è tenere tempi di scatto almeno di 1/lunghezza focale dell’obiettivo (es. 50mm = 1/50esimo di secondo; 200mm = 1/200esimo di secondo)

Nella fotografia di soggetti statici, una volta che il tempo di esposizione è sotto la soglia del 1/lunghezza focale va bene un po’ tutto, e si tende molto a subordinare questo parametro all’apertura, arrivando spesso a demandarlo alla gestione automatica tramite il modo AV della propria macchina fotografica (e anche questo sarà oggetto di un futuro approfondimento).
La situazione cambia quando il soggetto che stiamo fotografando è un soggetto in movimento, in quanto il tempo utile per congelare il movimento potrebbe essere molto ristretto, ed è quindi necessario intervenire sull’apertura se possibile, o ricorrere ad un incremento dell’ISO.
Elaborando meglio, la luce che colpisce il sensore deve essere sufficiente a formare un’immagine, e quindi è necessario un tempo “minimo” affinchè venga registrato qualcosa (si parla di pochi millesimi di secondo). La quantità di luce “letta” dal nostro sensore viene quindi amplificata tramite il settaggio dell’ISO, che se necessario degrada parzialmente la foto nel tentativo di “alzare il volume” alla quantità di luce, per ottenere l’esposizione desiderata. Se il soggetto si muove velocemente, ecco che per congelarne il movimento e catturarne i dettagli avrò bisogno di “centrare” il momento giusto, che sarà necessariamente molto breve. Ed ecco che, per poter avere un’immagine nitida, si avrà bisogno di tanta luce o di tanta amplificazione di segnale, a seconda delle condizioni di illuminazione del soggetto. Il tutto tralasciando i flash che, come avrete indovinato, saranno presentati in un futuro approfondimento.
Si può anche scegliere di tenere dei tempi più lunghi di esposizione con l’aiuto di un cavalletto, cosa che annulla il limite “fisico” della regola 1/lunghezza focale: bisogna però ricordarsi che ogni soggetto in movimento verrà registrato sul sensore per tutto il tempo dell’esposizione, e quindi luci e persone saranno solo scie di luci e colori. Intendiamoci, alcune foto con effetti di mosso sono interessanti, ma probabilmente la foto di vostro figlio che gioca in spiaggia la vorrete ferma e nitida.
Giusto per portare un esempio, le due foto qui sotto sono state scattate con lo stesso obiettivo, ritagliate in maniera simile e sottoposte allo stesso tipo di trattamento software, cambia solo l’accoppiata apertura/tempo

f4.01/13 – ISO 10055mm

f9.00.8s – ISO 10055mm

Da sottolineare che entrambe le foto sono scattate a mano libera, in quanto l’obiettivo utilizzato era stabilizzato, e consente quindi di “correggere” i nostri movimenti involontari consentendoci di usare tempi più lunghi. Ovviamente se il soggetto si muove rapidamente nessuno stabilizzatore vi salverà, ma usare teleobiettivi non stabilizzati limita molto il campo di utilizzo possibile.

Tornando invece alla differenza tra le due foto, come si può notare nella foto con esposizione lunga l’acqua è più mossa, sia nella parte degli schizzi che in quella delle onde. Questo da un lato genera un effetto quasi vellutato, dall’altro crea una perdita di dettaglio considerevole in tutto ciò che è in movimento, quindi in gran parte della scena (si salva solo lo scoglio, che mantiene i suoi particolari in quanto costantemente nella stessa posizione).
Come si può vedere, la fotografia è fatta di gusti e compromessi, e questa è una costante che si ripresenterà prossimamente, quando approfondiremo l’importanza dell’apertura.
Buona luce!

Condividi