Scrivendo gli articoli tecnici sulla fotografia, mi sono reso conto di aver dato per “acquisite” una serie di informazioni che, a pensarci bene, non sono esattamente così scontate. Voglio fare ammenda con una piccola introduzione alla fotografia digitale, dove spiegherò a grandi linee come funziona questo mondo fatto di stop, diaframmi e tempi di scatto. Partiamo dalle basi: la fotografia esiste perchè dei fasci di luce hanno colpito il sensore della nostra macchina fotografica, passando attraverso le lenti per un tempo preciso.Apertura, Tempo: i due principali parametri che definiscono una foto, dal punto di vista “numerico”. Quanto è largo il “tubo” che porta i fasci di luce sul sensore, e per quanto tempo il sensore è stato illuminato da essi. Il tubo è il nostro obiettivo, quindi la sua apertura è un parametro tecnico strettamente legato allo strumento, e solitamente la bontà ed il costo sono direttamente proporzionali a quanto sia “luminoso”, ovvero a quale sia la sua apertura massima (espressa in “f” seguito da un valore, come ad esempio f2.0 o f5.6). Quanto deve durare l’illuminazione è un parametro dipendente invece dalla macchina fotografica e viene selezionato in fase di scatto. Solitamente varia da 30 secondi a 1/8000 di secondo, con gamme più o meno ampie a seconda del modello di macchina.Esiste un terzo parametro fondamentale per una corretta esposizione, e si chiama ISO. Questo parametro indica il livello di amplificazione del segnale svolto dalla macchina fotografica stessa, che “potenzia” la sensibilità della nostra macchina fotografica, sacrificando solitamente i dettagli della foto finale. Immaginate il volume di uno stereo, che quando si alza amplifica anche il fruscio di sottofondo: la stessa cosa accade nel mondo della fotografia. So che alcuni storceranno il naso per una spiegazione così semplicistica, ma dovrebbe rendere l’idea senza essere così distante dal vero. Questo parametro solitamente parte da 100 e arriva a valori diversi a seconda dei produttori di fotocamere, ed è un valore che si cerca di tenere più vicino possibile al 100, in quanto al crescere del numero cresce anche il rumore introdotto nella fotografia.
Stabilite le basi, siamo pronti per addentrarci nel mondo della fotografia consapevole: guardare l’esposimetro. L’esposimetro è presente su tutte le fotocamere attualmente presenti in commercio, ed è quello strumento che consente alla macchina fotografica stessa di valutare se, con i parametri di tempo/apertura/iso impostati attualmente, la foto risulti correttamente esposta. Solitamente si presenta come una barra segmentata numerata con sopra o sotto un cursore che si muove al variare della scena inquadrata. I numeri variano tipicamente da -3 a +3 ad intervalli di 1, e per avere una foto correttamente esposta sarebbe auspicabile essere sullo zero. L’intervallo di esposizione tra un numero e l’altro è detto “stop”, e ad ogni intervallo viene fatta arrivare al sensore il doppio della luce. Per variare questo numero possiamo allargare o chiudere l’apertura, allungare o ridurre il tempo di esposizione, variare l’iso; la scelta su cosa fare è la parte difficile della fotografia. Non c’è una singola risposta: si possono ottenere risultati unici fotografando la stessa scena con impostazioni diverse, il limite è dettato solo dalla propria visione della scena stessa.
Infine spenderò ancora due parole sugli obiettivi: abbiamo visto che sono caratterizzati da un’apertura, ma altrettanto importante è la loro lunghezza focale. Essa indica la distanza della lente dal sensore, è solitamente espressa in millimetri e influenza direttamente l’angolo di visuale delle nostre fotografie, ovvero “quanta” scena vede la nostra macchina fotografica. Aumentando la lunghezza focale il campo di visuale si stringe, diminuendola si allarga fino a superare le capacità visive dell’occhio umano, generando effetti di visione a 180° (i famosi obiettivi fisheye). Gli obiettivi possono essere a focale fissa (esempio 50mm f1.8) o a focale variabile, volgarmente chiamati zoom (esempio 24-70mm f2.8). Solitamente gli obiettivi a focale fissa, detti anche prime, restituiscono una qualità d’immagine migliore, sono più luminosi e pesano meno di quelli zoom, ma si perde la capacità di poter variare lunghezza focale con un semplice movimento in fase di scatto. I prime sono inoltre degli ottimi “maestri”, in quanto costringono a vedere le scene in modi prefissati e quindi a dover adattare la tecnica alla situazione, invece di fare semplicemente “clic”.
Buona luce!
Stabilite le basi, siamo pronti per addentrarci nel mondo della fotografia consapevole: guardare l’esposimetro. L’esposimetro è presente su tutte le fotocamere attualmente presenti in commercio, ed è quello strumento che consente alla macchina fotografica stessa di valutare se, con i parametri di tempo/apertura/iso impostati attualmente, la foto risulti correttamente esposta. Solitamente si presenta come una barra segmentata numerata con sopra o sotto un cursore che si muove al variare della scena inquadrata. I numeri variano tipicamente da -3 a +3 ad intervalli di 1, e per avere una foto correttamente esposta sarebbe auspicabile essere sullo zero. L’intervallo di esposizione tra un numero e l’altro è detto “stop”, e ad ogni intervallo viene fatta arrivare al sensore il doppio della luce. Per variare questo numero possiamo allargare o chiudere l’apertura, allungare o ridurre il tempo di esposizione, variare l’iso; la scelta su cosa fare è la parte difficile della fotografia. Non c’è una singola risposta: si possono ottenere risultati unici fotografando la stessa scena con impostazioni diverse, il limite è dettato solo dalla propria visione della scena stessa.
Infine spenderò ancora due parole sugli obiettivi: abbiamo visto che sono caratterizzati da un’apertura, ma altrettanto importante è la loro lunghezza focale. Essa indica la distanza della lente dal sensore, è solitamente espressa in millimetri e influenza direttamente l’angolo di visuale delle nostre fotografie, ovvero “quanta” scena vede la nostra macchina fotografica. Aumentando la lunghezza focale il campo di visuale si stringe, diminuendola si allarga fino a superare le capacità visive dell’occhio umano, generando effetti di visione a 180° (i famosi obiettivi fisheye). Gli obiettivi possono essere a focale fissa (esempio 50mm f1.8) o a focale variabile, volgarmente chiamati zoom (esempio 24-70mm f2.8). Solitamente gli obiettivi a focale fissa, detti anche prime, restituiscono una qualità d’immagine migliore, sono più luminosi e pesano meno di quelli zoom, ma si perde la capacità di poter variare lunghezza focale con un semplice movimento in fase di scatto. I prime sono inoltre degli ottimi “maestri”, in quanto costringono a vedere le scene in modi prefissati e quindi a dover adattare la tecnica alla situazione, invece di fare semplicemente “clic”.
Buona luce!

